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Veduta panoramica della Valsabbia con il lafo d'Idro

 

La Valsabbia attraversata dal fiume Chiese è bagnata dal lago di Garda e dal lago d'Idro.
In tutte le stagioni, al turista, offre ampi e pittoreschi panorami e suggestivi angoli naturali.


Dall'ondulato altopiano carsico ai dolci rilievi morenici, dalla dura e nuda dolomia alle guglie slanciate e suggestive.
Una morfologia estremamente diversificata, quella sabbina, che trova il proprio indiscutibile fascino proprio in questo mutare dolce, graduale, raramente brusco e comunque sempre armonico.
Ne consegue una varietà e vivacità di presenze arboree ed animali, oltre che minerarie, che invita anche il visitatore meno accorto, meno sensibile, a desiderare di scrutare, al di là della strada, nel fitto bosco, lungo il fresco corso d'acqua.
Interamente solcato dal fiume Chiese e dai suoi affluenti, il territorio della Valsabbia a sud si presenta come un'ampia conca. Percorrendo la strada statale che da Brescia (attraverso Virle Tre Ponti) porta verso il lago di Garda ed il Trentino, ben visibili sono le "ferite" a cielo aperto che la tradizionale attività estrattiva ha inferto agli ondulati rilievi. Il lato opposto, più a nord-est, è invece governato da alture meno pronunciate, più dolci.
Con Serle e Paitone, arroccati ad occidente, si entra nella Valle Sabbia amministrativa vera e propria. Quella che terminerà solo a Bagolino, sul confine con il Trentino, abbracciando ben 25 comuni e poco meno di 60 mila ettari di territorio, con 66.239 abitanti al 31/12/2010 nella Comunità Montana della Val Sabbia.

E già a Serle si incontra la prima, importante peculiarità sabbina: l'altopiano "carsico", con le sue impenetrabili grotte, i suoi stretti inghiottitoi, le sue bianche doline.
La morfologia della zona è altamente accidentata, con una fitta rete di cunicoli sotteranei nei quali scorre abbondante l'acqua, mentre l'arida superficie, per l'assoluta mancanza di strati impermeabili, lascia filtrare le piogge erosive.
Suggestiva l'alternanza di verdi pascoli, densi boschi ed ampie radure con una presenza significativa di faggete (alcune dotate di esemplari secolari) favorite da fattori climatici specifici legati proprio all'arido microclima carsico, talora umido laddove le doline si incuneano verso il sottosuolo.
L'altopiano di Cariadeghe, così come viene chiamato, è stato dichiarato "riserva naturale" per tutelare il peculiare patrimonio ambientale e naturale (si pensi ad esempio ad una densità di doline pari a 250-300 per kmq).
Escluso dalla "riserva" è il territorio di Paitone, sebbene anch'esso presenti grotte e fenomeni carsici similari.

Seguendo il manto d'asfalto diretto verso il golfo di Salò, lasciato sulla sinistra l'altopiano di Serle, si entra nel territorio di Gavardo. Ad occidente, introdotta da una strettoia all'altezza del nucleo abitato di Sopraponte, si apre la conca di Vallio Terme, dove scorre il torrente Vrenda (omonimo di quello che percorre, più a nord, la Conca d'Oro). Sullo sfondo la cima della rocca di Bernasco ed il colle di San Eusebio.
Subito dopo, un verde lussureggiante e, in qualche caso, selvaggio, è intervallato dagli ultimi segni che manifestano il contatto con l'area carsica, più a sud, ed il gruppo montuoso del Magno, a nord.

Da Sopraponte ai Tormini il corso del Chiese procede lungo un percorso obbligato da sud-ovest a nord-est; sulla sinistra idrografica dominano, dolci ed ondulati, i pendii dei depositi morenici del Garda, mentre sul lato opposto i gruppi del Magno e del monte Selvapiana offrono interessanti escursioni.

Superato Gavardo, attraverso Villanuova sul Clisi, si arriva a Tormini; qui la strada si biforca: a destra si raggiunge Salò e la sponda gardesana, a sinistra si entra nella Valle Sabbia storica, dove ci accoglie il ridente centro di Roè Volciano.

Suggestivi sono gli scenari sul versante orientale dove il territorio degrada dolcemente verso il golfo salodiano.

Tornando sull'asse stradale principale, che segue pari pari il corso del fiume Chiese, si raggiunge Vobarno.
Qui il fiume cambia bruscamente rotta e guarda in direzione nord-ovest.
Sul lato destro alla direzione di marcia confluiscono la vallecola di Collio e la Val Degagna.
Quest'ultima, inserita nel sistema dolomitico, si insinua in profondità tra la regione montuosa dell'Alto Garda ed il fianco destro della Valle Sabbia.
E' la maggiore delle valli che insistono sulla sinistra idrografica del Chiese ed ospita una miriade di piccoli ed accoglienti centri, bagnati dalle acque del torrente Agna e dei suoi affluenti.
Proseguendo lungo la strada di fondovalle si assiste ad un fitto intercalarsi di strette e terrazzi. Il paesaggio muta rapidamente: ai pendii con roccia affiorante si alternano verdi fasce pianeggianti.
Dal punto di vista della "costituzione" del territorio si registra infatti un graduale passaggio da stratificazioni calcaree e selciose, con interstrati marnosi, a grandi bancate della dolomia principale, responsabile di gran parte del "disegno" paesaggistico che caratterizza la zona più a nord.

Dopo Vobarno, sulla destra, sorgono i nuclei abitati di Pavone e Sabbio Sopra, che poggiano su un ampio terrazzo di origine fluvio-glaciale e mostrano, ben evidenti, massi duri scoperti dal dilavamento delle acque del fiume.

Sul lato opposto, all'altezza di Sabbio Chiese, si distende la cosiddetta Conca d'Oro, che ospita i nuclei di Preseglie, Odolo, Agnosine e Bione e che confina con Lumezzane in Valle Gobbia (valle laterale della Valle Trompia.
E' senza dubbio una delle zone più fertili dell'intera Valsabbia (e, per ironia della sorte, nella parte centrale anche una delle più industrializzate) dove scorre il torrente Vrenda.
Questo territorio è formato da una serie di falsopiani e dolci pendii; sullo sfondo, poggia su un substrato di arenarie tufacee, talvolta marnose.
Attorno, numerose cime montuose, spesso custodi di piccoli, ma secolari santuari, ancor oggi meta di pellegrinaggi devozionali.

Da Sabbio Chiese, proseguendo lungo la strada principale, si incontrano, stavolta sulla sinistra, nuovi ed ampi terrazzi fino a Barghe. Qui, sulla destra, inizia la strada che porta a Provaglio Valle Sabbia, mentre, poco più avanti, si incrocia la stretta di S. Gottardo, una delle più suggestive "forre" che, seguita da quella di Nozza, conduce a Vestone, capitale del comprensorio sabbino.
Anche in questa zona il paesaggio offre ampi terrazzi pleistocenici alluvionali, formatisi grazie al materiale che, trasportato dalle acque dell fiume, si è prima depositato e poi sedimentato ai lati del corso idrico.

Da Vestone si dipartono quattro valli laterali segnate da altrettanti corsi d'acqua: il Savallese con il torrente Nozza (che porta anche le acque del ridente laghetto di Bongi), Pertica Bassa e Pertica Alta con i corsi del Tovere e del Degnone, mentre ad oriente il territorio di Treviso Bresciano è solcato dal Gorgone.

Lasciato Vestone ale spalle, si sale a Lavenone dove si dirama la valle "selvaggia" bagnata dall'Abbioccolo.
Questo corso d'acqua segna il confine con il comprensorio lacustre dell'Eridio (o lago d'Idro), l'elemento naturalistico e morfologico che caratterizza l'alta Valle.
Scavato quasi interamente nelle rocce della dolomia principale mostra, lungo la costa, tratti particolarmente suggestivi, ed anche ameni, come il fianco orientale, verso il centro di Vesta (lascia senza fiato la vista di quelle guglie slanciate verso l'alto), ai quali si alternano tratti meno irti, come la sponda occidentale, interamente segnata dalla carreggiabile ad alto traffico che collega all'ormai attiguo territorio trentino.

Una strada, ad est di Idro, porta ai centri di Treviso Bresciano e Capovalle ed invita al giro dei tre laghi: lago d'Idro, lago di Valvestino e Lago di Garda.

Sulla sponda occidentale del lago "regna" invece il centro di Anfo, con la splendida rocca che domina l'Eridio.
Piccolo e caratteristico borgo, vanta anche, alle sue spalle, l'oasi del Baremone, raggiungibile dopo diversi chilomerti di stretta e sinuosa strada.

A nord del lago d'Idro si incontra Pian d'Oneda, l'ampia distesa, un tempo paludosa, formatasi nel corso dei secoli per accumulo di detriti e anticamente bonificata.

Ponte Caffaro, il borgo che vi si appoggia, separa il territorio bresciano da quello trentino e proprio qui il fiume Chiese si apre per confluire nell'Eridio, dopo aver accolto le risorse idriche del Caffaro, il torrente che solca l'omonimo comprensorio ricco di peculiarità naturalistiche.

Alla Valle del Caffaro, che ospita il centro suggestivo di Bagolino, vengono infatti rivolti ammirazione e sempre più qualificato interesse, soprattutto dal punto di vista ambientale e scientifico.
Di particolare rilevanza sono i laghetti alpini, come quello di Dasdana, di Vaja, del Mignolo e del Bruffione, nonché la presenza di specie rare e rarissime che, unitamente all'intrecciarsi del ricco sistema di valli e convalli, cime suggestive ed altopiani erbosi, fanno del territorio sabbino una preziosa "congerie" di sorprese.
La Valle Sabbia fa parte del comprensorio delle Tre Valli bresciane: Valle Sabbia, Valle Trompia con la laterale Valle Gobbia o Valle di Lumezzane e Valle Camonica. Nunzia Vallini 12/1989.